Oltre Atene
I partiti che sostengono il governo greco hanno raggiunto un accordo sulle riduzioni di spesa pubblica che dovrebbe consentire ad Atene di ottenere i finanziamenti di un secondo pacchetto di salvataggio da parte di Unione europea e Fondo monetario internazionale. L’Ue si dice non ancora soddisfatta, ma nel frattempo l’esecutivo greco annuncia di aver trovato anche la quadra con i detentori dei titoli del suo debito pubblico, che dovranno accettare un haircut del 70 per cento sui titoli in loro possesso.

I partiti che sostengono il governo greco hanno raggiunto un accordo sulle riduzioni di spesa pubblica che dovrebbe consentire ad Atene di ottenere i finanziamenti di un secondo pacchetto di salvataggio da parte di Unione europea e Fondo monetario internazionale. L’Ue si dice non ancora soddisfatta, ma nel frattempo l’esecutivo greco annuncia di aver trovato anche la quadra con i detentori dei titoli del suo debito pubblico, che dovranno accettare un haircut del 70 per cento sui titoli in loro possesso. Se finalmente la situazione pare essersi (un po’) sbloccata, lo si deve soprattutto alle scelte eterodosse della Bce guidata da Mario Draghi. Il presidente dell’Eurotower ieri ha previsto richieste “sostanziali” delle banche per la prossima asta a 36 mesi, e ha rivendicato la scelta di ampliare i collaterali che gli istituti possono portare a garanzia delle operazioni di finanziamento. Non solo: l’Eurotower, che a partire dal 2010 ha acquistato ingenti quantità di titoli greci per tamponarne lo svilimento, rinuncerebbe a ottenere il rimborso del loro valore nominale, accontentandosi del prezzo sborsato e rinunciando al contante in cambio di titoli di pari importo dell’Efsf (che ne addebita ad Atene l’importo).
Draghi ha precisato che “l’idea che la Bce possa partecipare con finanziamenti propri al salvataggio della Grecia è del tutto senza fondamento e violerebbe il divieto al finanziamento monetario”, e infatti la mossa di cui parlano i retroscena è più fine. La Bce infatti rinuncerebbe così a 11 miliardi a favore della Grecia. Ma la portata di questa operazione sarebbe più ampia. Innanzitutto perché non c’è nessun sovvenzionamento a uno stato membro, trattandosi piuttosto della partecipazione a una ristrutturazione per evitare una perdita più grande. Ciò però implica che nel caso di crisi finanziaria di altri stati di cui la Bce ha comprato i titoli, essa potrebbe rinunciare anche lì a una parte di credito per consentirne la solvibilità. In questo modo, indirettamente, la Bce diventa un creditore di ultima istanza dei governi centrali, pur nel rispetto del suo statuto. E c’è una seconda, più importante innovazione.
La Bce accetta di finanziare il Fondo salva stati comprandone una obbligazione di importo equivalente al prestito che essa fa alla Grecia. Ciò potrebbe costituire il primo passo per aumentare la potenza di fuoco del “firewall” senza trasformarlo in una banca. Ma di quante altre armi (non ancora note) dispone Draghi?
Draghi ha precisato che “l’idea che la Bce possa partecipare con finanziamenti propri al salvataggio della Grecia è del tutto senza fondamento e violerebbe il divieto al finanziamento monetario”, e infatti la mossa di cui parlano i retroscena è più fine. La Bce infatti rinuncerebbe così a 11 miliardi a favore della Grecia. Ma la portata di questa operazione sarebbe più ampia. Innanzitutto perché non c’è nessun sovvenzionamento a uno stato membro, trattandosi piuttosto della partecipazione a una ristrutturazione per evitare una perdita più grande. Ciò però implica che nel caso di crisi finanziaria di altri stati di cui la Bce ha comprato i titoli, essa potrebbe rinunciare anche lì a una parte di credito per consentirne la solvibilità. In questo modo, indirettamente, la Bce diventa un creditore di ultima istanza dei governi centrali, pur nel rispetto del suo statuto. E c’è una seconda, più importante innovazione.
La Bce accetta di finanziare il Fondo salva stati comprandone una obbligazione di importo equivalente al prestito che essa fa alla Grecia. Ciò potrebbe costituire il primo passo per aumentare la potenza di fuoco del “firewall” senza trasformarlo in una banca. Ma di quante altre armi (non ancora note) dispone Draghi?